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Il comune di Challand-Saint-Victor appartiene a: Regione Autonoma Valle d’Aosta / Région Autonome Vallée d’Aoste

Storia

È tuttora difficile tracciare una partizione temporale sicura ed affidabile della presenza umana nel territorio comunale di Challand-Saint-Victor, anche e soprattutto in ragione del carattere recente di questa entità territoriale ed amministrativa; i ritrovamenti avvenuti nel passato a poca distanza da questo Comune, tuttavia, rendono evidente la sua remota frequentazione. Ricordiamo che nel 1935 vennero rinvenuti dei braccialetti preromani a Tilly, mentre Challand- Saint- Anselme ospitò prime e rudimentali attività minerarie sin dall’Eneolitico, ben 3000 anni a.C. Châtillonet, frazione di Challand- Saint-Anselme posta quasi a confine con Challand-Saint-Victor, celava un insediamento risalente alla prima età del Ferro (VII- V secolo a.C.), ed infine a Corliod, frazione posta a pochissima distanza da Viran, vennero scoperte nel 1927 numerose monete romane, ritraenti svariati imperatori. Si tratta insomma di un esempio dei cachettes de monnaies citati anche da Andrea Zanotto. Il Medio Evo fornisce numerose testimonianze direttamente legate all’attuale Comune di Challand-Saint-Victor. Il 13 aprile 1206 Bosone II, già visconte di Aosta, venne infeudato del Castello di Villa-Challand dal conte di Savoia, Tommaso I; "Thomas, comes Maurianensis et in Italia marchio, concedimus dilecto nostro Bosoni vice comiti Augustensi castrum de Villa in feudum in augmentum sui feudi ut in eo edificet et castellet". La pergamena originale è mostrata nel bellissimo Il cuore antico di Ayas. Documenti d'archivio dal XIII al XVIII secolo. Mostra documentaria, redatto da Maria Vassallo. Il castello è tuttora visibile, posto a 867 metri di quota ed in pessime condizioni; il documento pare accennare alla possibilità di ricostruire, più che ad una costruzione ex novo, il che implicherebbe la presenza di qualche precedente struttura militare, oggi sconosciuta. Densa è la bibliografia dedicata nel corso dei decenni a questo castello, vera “culla” dinastica, oggi vergognosamente in rovina; sensibilmente minore lo scibile relativo all’antistante Torre di Bonod o Bonot, una delle tante Tours des Signaux definite da Bonin, espèce de télégraphie sans fils, al contempo punto di avvistamento e presidio, nonché dogana commerciale. Nel 2008 il maniero e la torre sono stati eccellentemente ritratti, in chiave storica, nel volume di Francesco Corni, in particolare alle pagine 108 e 109; Varasc.it offre una apposita sezione dedicata a questa struttura medievale, oggi in rovina.

A partire dal 1263, Ebalo Magno di Challant ampliò e potenziò il maniero di Villa; il rapporto affettivo intercorso tra Ebalo ed il suddetto maniero è stato descritto da più autori, tra cui De Tillier e Renato Willien. Il 23 maggio del 1323 il signore feudale siglò il proprio testamento, morendo il 16 ottobre, predisponendo la propria tomba nella chiesa di Challand- Saint- Victor; l’ultimo riposo di un grande signore feudale, nel cuore della sua terra più amata, ove del resto aveva fondato, il 10 dicembre 1308 ed insieme al fratello Aimone, la Cappellania di San Pietro. Alcuni decenni più tardi, il 28 febbraio del 1344, Odinet o Odinette de Villa lo imitò fondando la Cappellania di San Michele; nel 1405 venne gratificata da 200 lire nel testamento di Ibleto di Challant, ma la congregazione religiosa si sciolse nel 1847, con la morte del suo ultimo titolare, il parroco di Arnad Francesco Valaise. Non restano solamente vestigia di grandi possidenti, tuttavia. I documenti d’archivio dimostrano che nelle frazioni Villa e Vignola, tra il XII ed il XIII secolo, si installarono alcuni coloni Walser discesi im nujatz dal Vallese, descritti usualmente come allemanni, allamanni o theutonici. L’antica vocazione mineraria ed estrattiva di Challand-Saint-Victor venne confermata anticamente dallo storico Jean- Baptiste De Tillier, scomparso nel 1744: (…) On y travaillié anciennement a l’excavation et a la fonte de plusieurs sortes de minieres, ainsy qu’on en peut juger par les ouvertures qu’on a creusées dans la profondeur des rochers pour en suivre les veines, et par les grands monceaux de crasse qu’on rencontre dans les endroits ou elles ont etés fondues et epurées, des quelles les seigneurs de la maison de Challand ont tirés de bons moyens pour la fabrique de leurs chateaux. Si ricorda infine l’operato di tale Bellot che, nel biennio 1731- 1732, creò a Challand- Saint- Victor fornaci ed infrastrutture per il trattamento dei minerali; nel 1748, le genti della vallata presentarono le proprie lamentele agli Stati Generali, asserendo che l’attività estrattiva aveva causato un immane disboscamento, oltre all’inquinamento da ricaduta delle polveri e del particolato derivati dalla combustione. Challand-Saint-Victor ottenne il 30 marzo del 1459 le sue franchigie da parte di Giacomo di Challant, al termine della lotta di successione innescata da Caterina di Challant e Pietro Sarriod de la Tour d’Introd. Più fortunati furono i paesi di Ayas e di Brusson, gratificati dalle franchigie sin dal 27 settembre 1418, per volere di Francesco di Challant.

Il paese porta il nome di un santo legionario, Vittore, che insieme a Maurizio venne giustiziato per non aver rinunciato alla propria fede. La parrocchia di Challand-Saint-Victor appartenne alla Prevostura di Saint Gilles, a Verrès, insieme ad Arnad; come noto, Saint-Anselme venne separata, con creazione di una parrocchia autonoma, il 6 giugno 1746, dando vita ad un surreale contrasto che coinvolse nientemeno che la Santa Sede, il vescovo di Aosta, il suo pari grado eporediese, il parroco di Saint- Victor. Monsignor Edoardo Brunod dichiarò nel 1987 (…) La tradizione locale dice che la Parrocchia di Challand Saint- Victor fu inizialmente dove ora si trova la Cappella di San Massimo sopra la frazione di Châtaignère. Facendo gli scavi al nord di questa Cappella, nel secolo scorso furono rinvenute molte ossa umane, segno che ivi esisteva un cimitero. All’inizio del secolo XIII la parrocchia era però già nel luogo che occupa attualmente. Monsignor Duc citò una Bolla pontificia di Eugenio III, al secolo Pietro Bernardo dei Paganelli, erede di Pietro dal 1145 al 1153: tale documento risalirebbe in particolare al 5 aprile 1145, elencando la parrocchia di Saint-Victor, insieme a quelle di Fénis e di Verrès, nei possedimenti della Prevostura di Verrès. Sussiste tuttavia un forte dubbio in merito, poiché esiste una seconda Bolla, risalente ad Alessandro III, già Rolando Bandinelli: questi avrebbe emesso il documento il 21 marzo 1176, sostenendo che la parrocchia in questione fosse appannaggio del vescovado aostano. Nel 1227 Tommaso I di Savoia, che ventuno anni prima aveva infeudato il castello di Villa-Challand a Bosone II, estese la propria influenza sulla Prevostura di Saint Gilles di Verrès , citando anche Saint-Victor; Edoardo Brunod, del resto, ricordò che tale parrocchia rimase legata ai Canonici Regolari di Verrès fino al 1868.

Challand-Saint-Victor vide la fondazione della sua prima scuola nell’anno 1768, grazie a fondi concessi da una confraternita preesistente, detta del Saint-Esprit; Marco Cuaz precisò che si trattava di una rendita di dodici lire, a fronte di un capitale complessivo di 300 lire, non sufficiente a retribuirne il maestro. Tale problema diede luogo ad una controversia legale tra la Royale Délégation e la parrocchia. Nell’Ottocento, le scuole erano divenute quattro; solo il 9% della popolazione era analfabeta, contro il 20% di Montjovet, il 13% di Verrès, il 4% di Brusson. Nel 1861, il Comune constava di 1165 abitanti, 1926 nel 1901; tuttavia, nell’estate del 1867, il colera falcidiò la bassa Val d’Ayas, colpendo anche a Challand-Saint-Victor, ove entro settembre morirono complessivamente 76 persone; la contigua Challand-Saint-Anselme venne quasi risparmiata, con soli 7 decessi. La popolazione si ridusse, in seguito: nel 1961 vi erano solamente 664 cittadini. L’ultima fase cronologica ha visto l’apertura in senso turistico di questo piccolo ed ameno Comune valdostano. Nel 1931, Mario Aldrovandi segnalò a Challand-Saint-Victor ne "Guida delle Valli di Champoluc (Val d'Ayas), Valtournanche e St. Barthelemy" l’Albergo della Posta, a Villa, l’Albergo degli Amici, presso il municipio, l’Albergo Castagneti ed il Caffè Parigino a Châtaignère. Il Castagneti è illustrato in una cartolina raccolta da Fabio Courmoz, a pagina LXIII dell’opera Una cartolina da Challant. In quest’opera si legge: (…) Gli anziani del paese ricordano i primi villeggianti (detti i signori) negli anni antecedenti la I G.M. e nel dopoguerra. Nel 1931, circa, erano sorti numerosi alberghi e punti di ristoro in diverse frazioni, segno di una certa vitalità turistica ed economica. L’Autore evidenzia il periodo d’oro del turismo a Challand-Saint-Victor tra al 1960- 1980, mentre in seguito al 1985 le presenze sarebbero drasticamente calate, a causa di una (…) povera offerta turistica locale.